Fin da piccola i miei genitori mi hanno sempre portato in montagna. Ma solo d’estate. Prati verdissimi, sole caldo, aria frizzante, scarponcini da trekking, lunghe escursioni. Un cerbiatto, una marmotta ogni tanto e le mucche. Tante mucche con le loro campane, i cavalli e le caprette. Insomma, la Natura, quella che ti sorprende, ti rilassa e che ti viene da pensare “non mi serve altro”.

Non so tu, ma io ogni volta che incontro qualcuno che, quando affonda il cucchiaio nella tazza colma di porridge, yogurt greco, frutta fresca e secca, sorride di gusto (invece di storcere il naso) e poi mi racconta con gran fervore di quel kg in più caricato sul bilanciere, di quella trazione finalmente chiusa, o di quella manciata di secondi (interminabili) durante i quali è riuscito a mantenere la verticale, mi illumino. È un po’ come guardarsi allo specchio e sentirsi a casa, e subito mi sembra di avvertire quella sensazione di fatica mista a soddisfazione, che ogni traguardo sportivo raggiunto regala. Quella che, al termine di ogni sessione di allenamento, nonostante la stanchezza, ti fa dire “ne voglio ancora”.

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